lunedì 2 gennaio 2017
COULOIR DELL'H
Picca, rampone, picca, rampone, picca, rampone, sempre più veloce; poi la corda si ferma e torna un po indietro. Sarà arrivato in cima? tiro su la testa e vedo 40 metri sopra l'ultimo muretto roccioso e le corde che lo superano. La corda rientra in tiro ed allora ricomincio a salire con i piedi che mi si muovono negli scarponi un paio di numeri più grandi. Finisco il canale, arrivo al muretto e lo supero aiutandomi con le mani. Nello stesso istante in cui vedo Matte a pochi metri di distanza, vengo investito dal bellissimo sole; lo stesso sole che avevamo visto per l'ultima volta quasi 24 ore prima, quando stavamo partendo da casa nostra dopo una giornata di scuola (per me) e di lavoro (per Matte). Mi torna in mente il viaggio fino ad Arco dove ci siamo fermati a cena; mi torna in mente l'idea (malata) di dormire in auto, aspettare l'apertura dei negozi per comprare un paio di scarpette e il giorno seguente scalare comodamente in qualche calda falesia; mi torna in mente l'ora di camminata fino al bivacco che abbiamo raggiunto a mezzanotte, durante la quale abbiamo tentato di inventare mille e più scuse per tornare indietro, tutte dimenticate nel momento in cui superando un dosso, ci siamo trovati immersi in una splendida valle debolmente illuminata dalla luna; esattamente in quel momento, insieme alla luce delle nostre frontali, si è spenta l'ansia.
La dormita in quel bivacco estremamente freddo e la "ravanata" per arrivare alla base del couloir del quale ovviamente non conoscevamo l'accesso.
Il primo tiro, il canalone in conserva, il male ai piedi e la neve nel collo, fino ad arrivare ai tiri di misto e poi ancora nel canale fino in cima.
Mi torna in mente tutto questo e penso che nonostante la fatica, "svegliarsi" il sabato mattina alle 11 e trovarsi in vetta al monte Nero sia una figata!
17/12/2016 Matte & Dodo
lunedì 24 ottobre 2016
Traversella
Sabato 15 ottobre. Ore 6, un nutrito gruppo di gattippini rafforzato da un buon numero di bafilini parte dal solito parcheggio di Novoli. L’umore non è molto alto, ha piovuto a catinelle tutto il giorno prima e durante la notte, e le condizioni in Piemonte, meta del fine settimana, non sono state diverse. Le rassicurazioni del rifugista, in ogni modo, ci hanno convinto a partire, qualche parete buona per arrampicare ci sarà!
Ormai a metà strada, il rifugista inizia a mettere le mani avanti e ci manda questo messaggio: “qui migliora il tempo ma è bagnato, forse vi conviene Montestrutto”. Dopo un rapido consulto, decidiamo di proseguire col programma ufficiale e raggiungere Traversella... pittoresco paesino con i tetti in ardesia che abbiamo avuto modo di visitare piuttosto approfonditamente (soprattutto il suo alimentari!!) nell’attesa che passassero la pioggerellina e la sua nuvola (già, visto che il tempo andava a migliorare... ma già era noto, “piemontese, falso e cortese”...). Il gruppo si è quindi diviso tra chi è andato alla falesia di Monte Strutto, e ha arrampicato con soddisfazione al sole, e chi è salito subito al rifugio Piazza, e ha arrampicato con soddisfazione (e un po’ di nebbia) nel settore delle speranze (nome ideale per il domani!!).
Visibilità discreta :)
Tutte le scuse son bone per tirare i rinvii!!!!
Al rifugio, una sostanziosa e saporita cena ha ritemprato il gruppo, pieno di speranze (e programmi!) per il giorno dopo. A seguire, un allegro dopocena, fatto di carte, chiacchiere e “al Bafile si fa così”. Un cielo limpido e pieno di stelle augura buonanotte e culla i sogni di vie asciutte e assolate per il giorno dopo.
Domenica, dopo una abbondante colazione, le cordate scalpitano e si sparpagliano presto su vari settori della Traversella: chi si reca al Primo Salto, chi alle Placche Nere, Masche eccetera eccetera...
Vie belle e interessanti, un panorama da arco alpino e per di più imbinacato da una prima impolverata di neve, un caldo sole accomunano tutte le cordate, su tutti i settori. Solo una cordata, invece, è baciata da una straordinaria fortuna fungaiola...
Un rapido pranzo e buona parte del gruppo si è riavviata verso Firenze, lasciando un piccolo drappello a godersi le pareti della Traversella fino a più tardi.
Ormai a metà strada, il rifugista inizia a mettere le mani avanti e ci manda questo messaggio: “qui migliora il tempo ma è bagnato, forse vi conviene Montestrutto”. Dopo un rapido consulto, decidiamo di proseguire col programma ufficiale e raggiungere Traversella... pittoresco paesino con i tetti in ardesia che abbiamo avuto modo di visitare piuttosto approfonditamente (soprattutto il suo alimentari!!) nell’attesa che passassero la pioggerellina e la sua nuvola (già, visto che il tempo andava a migliorare... ma già era noto, “piemontese, falso e cortese”...). Il gruppo si è quindi diviso tra chi è andato alla falesia di Monte Strutto, e ha arrampicato con soddisfazione al sole, e chi è salito subito al rifugio Piazza, e ha arrampicato con soddisfazione (e un po’ di nebbia) nel settore delle speranze (nome ideale per il domani!!).
Visibilità discreta :)
Tutte le scuse son bone per tirare i rinvii!!!!
Al rifugio, una sostanziosa e saporita cena ha ritemprato il gruppo, pieno di speranze (e programmi!) per il giorno dopo. A seguire, un allegro dopocena, fatto di carte, chiacchiere e “al Bafile si fa così”. Un cielo limpido e pieno di stelle augura buonanotte e culla i sogni di vie asciutte e assolate per il giorno dopo.
Domenica, dopo una abbondante colazione, le cordate scalpitano e si sparpagliano presto su vari settori della Traversella: chi si reca al Primo Salto, chi alle Placche Nere, Masche eccetera eccetera...
Vie belle e interessanti, un panorama da arco alpino e per di più imbinacato da una prima impolverata di neve, un caldo sole accomunano tutte le cordate, su tutti i settori. Solo una cordata, invece, è baciata da una straordinaria fortuna fungaiola...
Un rapido pranzo e buona parte del gruppo si è riavviata verso Firenze, lasciando un piccolo drappello a godersi le pareti della Traversella fino a più tardi.

Un ringraziamento speciale ai rifugisti del Rifugio Piazza, e in particolare ai due fratelli che hanno tirato su tutto ciò che le pareti della Traversella offrono oggi per l’arrampicata, a Caio per i suoi bellissimi fumetti sulla guida, che hanno rallegrato tutto il gruppo mentre cercavamo le vie per il giorno dopo, e a Federico, che ha organizzato questa bella gita!
mercoledì 31 agosto 2016
Tofana di Rozes - Primo Spigolo
Agosto, tempo di grandi classiche. Una bella e decisa alta
pressione ci invita ad una rapida puntata in Dolomiti ma, orologio alla mano,
realizziamo che tra lavoro e famiglia non riusciamo a rosicchiare più di 24 ore
di libera uscita. L’imperativo è quindi ottimizzare al massimo i tempi. Venerdì
dopo lavoro si parte: destinazione Tofana di Rozes che raggiungiamo comodamente
verso mezzanotte. La notte passa mite sotto un bellissimo cielo stellato in una
radura sotto il rifugio Di Bona. Alle prime luci dell’alba siamo già in marcia
verso la grande parete sud.
Molto umilmente la nostra scelta ricade sulla
Alverà-Pompanin storica via aperta nel 1946 e la più abbordabile del trittico
dei tre spigoli. Come sempre accade la facilità di accesso richiama pubblico,
soprattutto in una bella giornata come oggi. Siamo la seconda cordata ad
attaccare, non è andata male.
15 tiri di roccia compatta molto aerei e con difficoltà fino
al V+.
Il passaggio chiave arriva al terzo tiro e sinceramente non
ci sembra così impegnativo.
Un paio di tiri divertenti sul lato sinistro ci portano fin
sullo spigolo. Da qui uniamo il sesto e settimo in un unico tiro: traverso
aereo e poi paretina che rimonta una pancia passando sul lato destro dello
spigolo.
Il passaggio dato V- ci sembra impegnativo, probabilmente
per la roccia lisciata dalle migliaia di ripetizioni.
Proseguiamo spediti: ancora un paio di passaggi e si
incomincia a vedere la cima.
Giornata con tempo spaziale! Visibilità esagerata.
L’uscita caratterizzata da un gendarme dalla curiosa forma.
Ed infine la consueta foto di vetta, per la quale
l’estemporaneo fotografo ha preferito il panorama alle nostre brutte facce.
Come dargli torto. :)
Francesco e David.
martedì 23 agosto 2016
Campanile Basso
La cima è la meta e questa volta puntiamo al Campanile Basso, sogno verticale fin dai primi anni di arrampicata. Scegliamo la via "più semplice", la Ampferer-Berger, conosciuta anche come via normale.
Un giorno feriale d'agosto, per qualche fortunata coincidenza siamo l'unica cordata su una via solitamente affollata (7 cordate il giorno prima). E così ce la godiamo tutta, trovando - involontariamente - anche il modo di salire una variante, il camino Scotoni.
Giunti in cima ci godiamo il panorama, questa volta il cielo è sereno e non c'è fretta. Suoniamo pure la campana tubolare!
Note: via da non sottovalutare, poche protezioni lungo i tiri facili. Tutte le soste sono attrezzate con catene e anello di calata. La parete Pooli è facile e protetta all'inizio, in alto è invece levigata e non protetta. La parete Ampferer è breve ma è una placca verticale liscia sull'abisso (evitare di guardare giu!); meno male che ci sono tre chiodi!
Paola & Simone
venerdì 5 agosto 2016
Corno Stella
Abbiamo voglia di qualche giorno in ambiente, magari in un posto poco frequentato; le Alpi Marittime ed il Rifugio Bozano fanno al caso nostro.
La prima sera condividiamo il rifugio con quattro scalatori valdostani, la seconda siamo solo noi ed il rifugista: meno frequentato di così...Il meteo minaccia possibili temporali pomeridiani ma la mattina è sereno e così partiamo ugualmente. Vogliamo salire tutta la parete quindi attacchiamo dallo zoccolo alla base della montagna, e non dalla cengia mediana.
I tiri filano via lisci e poco dopo mezzogiorno raggiungiamo lo scivolo sommitale.
Le nuvole scure che nel frattempo si sono avvicinate, e soprattutto il ricordo del fulmine beccato anni fa, ci suggeriscono di cercare subito le calate, peccato per la croce di vetta, ci limitiamo ad osservarla da lontano.
Nel primo pomeriggio raggiungiamo il rifugio, il tempo alla fine regge, mannaggia, potevamo goderci la cima!
Consigliamo la nostra salita: concatenamento di Sinfonia d'autunno e dello spigolo nordovest, difficoltà classiche su roccia ottima e ben protetta.
Paola & Simone
mercoledì 20 luglio 2016
GATP Brenta Camp
Sotto una debole grandinata nel pomeriggio del 14 luglio arriviamo al rifugio Agostini in Val D'Ambiez (dolomiti di Brenta). La grandinata è diventata poi una debole nevicata il tutto a 2°C secondo il termomento fuori del rifugio .... la vedo bigia scalare domani.
L'abbondante e ottima cena e l'ottima compagnia di 10 GATPini ci conforta, la notte passa tranquilla nella nostra nuova cameretta (il rifugio è stato ristrutturato completamente nel 2014 dopo che una valanga lo aveva seriamente danneggiato) ma il vento non smette di battere sugli scuri ....almeno domani sarà buon tempo.
Il tempo è bello ma con il vento da EST è freddino e prima delle 11 sarà dura arrampicare; nel frattempo rimaniamo in quattro: io(GM) Ire, Pima e Leo; gli altri danno forfait e scendono nella calda e assolata Arco per scalare con più agio.
Noi quattro decidiamo di restare; la montagna vuole pazienza e riflessione e anche un po di sofferenza perchè no, per poi raggiungere il proprio obbiettivo con "Concordia" e "Soddisfazione".
Riusciamo ad arrampicare tre giorni su tre: Torre D'ambiez, tentativo alla Fox-Stenico a cima d'Ambiex e Spigolo dell'avancorpo dei Denti d'Ambiez.
La Fox purtroppo ci vede rinunciare al 4° tiro dopo che le difficoltà maggiori erano passate; un chiodo che salta, qualche livido e il sole oltre il meriggio ci suggeriscono di tornare giù a doppie e godersi il sole del pomeriggio. Ormai il vento è calato e si sta davvero bene.
La via rimane li, ci torneremo un'altra volta, più allenati e determinati e magari con un martello per rimettere il vecchio Livanos a lama della Charlet che Leo giustamente si porta a casa per lo scaffale dei ricordi. (per chi la ripete la via ora il 2° chiodo del 4° tiro non c'è più :-) )
I gradi del Brenta si rivelano, come risaputo, severi e ingaggiosi, il V+/A0 è bello tosto e la chiodatura è avara: una serie di friend BD fino al 3 e una di dadi fanno parecchio comodo.
Anche il diedro/spigolo del terzo giorno, che con i suoi 5 tiri IV+ doveva essere una passeggiata, ci impegna non poco: dopo il primo tiro troviamo solo un'altro chiodo, la relazione non torna, dove si deve andare a dx noi passiamo bene a sinistra, la sosta su clessidra si rivela uno spuntone appena accennato.
Solo alla fine del canalaccio di uscita, dove un motocarro di ghiaia ha scaricato il suo cassone, c'è una sosta con 2 fix brillanti ....a cosa servono? un soccorso? ce lo siamo chiesti tutto il viaggio di ritorno!
Nel frattempo due cordate francesi che erano al rifugio con noi fanno l'en-plein con Fox, Vienna e Soddisfazione, c'è anche gente a chiodare e ripulire in zona cima SUSAT ... in lontananza sentiamo gli schianti delle rocce sui ghiaioni.
Scendiamo a valle Domenica con alle spalle questo spettacolo della natura e una giornata calda senza una nuvola in cielo come di rado se ne vedono in Brenta. Ci ricorderemo molte sensazioni di questi quattro giorni e sicuramente l'ospitalità di Roberto e di suo padre Ignazio, veri custodi di questo angolo di Brenta.
GM, GATP 20-07-2016
L'abbondante e ottima cena e l'ottima compagnia di 10 GATPini ci conforta, la notte passa tranquilla nella nostra nuova cameretta (il rifugio è stato ristrutturato completamente nel 2014 dopo che una valanga lo aveva seriamente danneggiato) ma il vento non smette di battere sugli scuri ....almeno domani sarà buon tempo.
Il tempo è bello ma con il vento da EST è freddino e prima delle 11 sarà dura arrampicare; nel frattempo rimaniamo in quattro: io(GM) Ire, Pima e Leo; gli altri danno forfait e scendono nella calda e assolata Arco per scalare con più agio.
Noi quattro decidiamo di restare; la montagna vuole pazienza e riflessione e anche un po di sofferenza perchè no, per poi raggiungere il proprio obbiettivo con "Concordia" e "Soddisfazione".
Riusciamo ad arrampicare tre giorni su tre: Torre D'ambiez, tentativo alla Fox-Stenico a cima d'Ambiex e Spigolo dell'avancorpo dei Denti d'Ambiez.
La Fox purtroppo ci vede rinunciare al 4° tiro dopo che le difficoltà maggiori erano passate; un chiodo che salta, qualche livido e il sole oltre il meriggio ci suggeriscono di tornare giù a doppie e godersi il sole del pomeriggio. Ormai il vento è calato e si sta davvero bene.
La via rimane li, ci torneremo un'altra volta, più allenati e determinati e magari con un martello per rimettere il vecchio Livanos a lama della Charlet che Leo giustamente si porta a casa per lo scaffale dei ricordi. (per chi la ripete la via ora il 2° chiodo del 4° tiro non c'è più :-) )
I gradi del Brenta si rivelano, come risaputo, severi e ingaggiosi, il V+/A0 è bello tosto e la chiodatura è avara: una serie di friend BD fino al 3 e una di dadi fanno parecchio comodo.
Anche il diedro/spigolo del terzo giorno, che con i suoi 5 tiri IV+ doveva essere una passeggiata, ci impegna non poco: dopo il primo tiro troviamo solo un'altro chiodo, la relazione non torna, dove si deve andare a dx noi passiamo bene a sinistra, la sosta su clessidra si rivela uno spuntone appena accennato.
Solo alla fine del canalaccio di uscita, dove un motocarro di ghiaia ha scaricato il suo cassone, c'è una sosta con 2 fix brillanti ....a cosa servono? un soccorso? ce lo siamo chiesti tutto il viaggio di ritorno!
Nel frattempo due cordate francesi che erano al rifugio con noi fanno l'en-plein con Fox, Vienna e Soddisfazione, c'è anche gente a chiodare e ripulire in zona cima SUSAT ... in lontananza sentiamo gli schianti delle rocce sui ghiaioni.
Scendiamo a valle Domenica con alle spalle questo spettacolo della natura e una giornata calda senza una nuvola in cielo come di rado se ne vedono in Brenta. Ci ricorderemo molte sensazioni di questi quattro giorni e sicuramente l'ospitalità di Roberto e di suo padre Ignazio, veri custodi di questo angolo di Brenta.
GM, GATP 20-07-2016
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